Nel cuore del centro storico di Verona, l’Ex Dogana delle Merci di Terra rappresenta uno degli esempi più significativi di architettura neoclassica della città. Realizzata tra il 1745 e il 1748 su progetto dell’architetto Alessandro Pompei, la struttura testimonia il ruolo strategico di Verona nei traffici commerciali della Serenissima e il desiderio di autonomia della città rispetto a Venezia. Oggi l’edificio ospita il Centro di Restauro Veneto, sede operativa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza.

La Dogana come cuore pulsante della Verona settecentesca
L’Ex Dogana delle Merci di Terra non era semplicemente un nodo logistico per il transito e la tassazione delle merci, ma rappresentava un luogo simbolico della vita cittadina del Settecento. Collocata strategicamente nei pressi della Chiesa di San Fermo Maggiore e a breve distanza dall’Adige, la Dogana sorgeva al centro di un crocevia fondamentale per il commercio fluviale e terrestre.
Oltre a essere punto di scambio economico, l’edificio diventò uno spazio di incontro per mercanti, artigiani e viaggiatori, contribuendo a rafforzare l’identità urbana di Verona come città autonoma e vivace sul piano commerciale. La sua costruzione fu un atto di affermazione politica, con l’iscrizione latina sulla facciata che rivendicava con orgoglio l’iniziativa della città, sfidando le direttive funzionaliste della Repubblica di Venezia.
La Dogana di Terra assunse così un valore simbolico di indipendenza e di orgoglio locale, diventando un punto di riferimento architettonico e sociale per generazioni di veronesi.
Il degrado e la rinascita
L’edificio, costruito con il caratteristico tufo veronese, presentava gravi problematiche di degrado: la pietra, porosa e fragile, era soggetta a erosioni, fessurazioni e fenomeni di umidità ascendente. A questo si aggiungevano i danni causati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e da interventi di recupero eseguiti nei decenni successivi con tecniche non sempre appropriate.
Il progetto di restauro e adeguamento funzionale, realizzato da Costruzioni Bellè, ha rappresentato un intervento di grande complessità tecnica e sensibilità storica, volto a recuperare l’edificio rispettandone l’identità originaria e migliorandone la funzionalità per ospitare il centro di restauro.

Le tecniche di restauro adottate
L’intervento ha previsto:
- Preconsolidamento delle superfici più degradate con prodotti a base di silice nanometrica.
- Pulitura profonda con impacchi specifici per la rimozione delle croste nere, seguita da lavaggi controllati.
- Microstuccature con malte a base di calce e inerti micronizzati per sigillare le porosità del materiale lapideo.
- Rinforzi strutturali eseguiti con resina epossidica bicomponente e barre in acciaio inox per il consolidamento di capitelli e lesene.
- Protezione finale idrorepellente e traspirante applicata su tutte le superfici per garantire la durabilità dell’intervento.
- Velature e finiture realizzate con boiacche studiate per uniformare cromaticamente i materiali originali e le integrazioni, fino all’uso di soluzioni innovative come l’inserimento di fibre naturali di rafia per ottenere l’effetto estetico desiderato.
Un ponte tra passato e presente
Durante il restauro, sono stati preservati elementi storici preesistenti, come le stuccature e alcune ricostruzioni in cemento realizzate in precedenti interventi, per evitare ulteriori danni alla pietra originale. Ogni decisione è stata condivisa con la direzione lavori, nel rispetto del valore storico dell’edificio.
Oggi, grazie all’intervento di Costruzioni Bellè, la Dogana di Terra continua a vivere come centro nevralgico per la conservazione e il restauro dei beni culturali, mantenendo viva la sua funzione di servizio alla collettività, proprio come nel XVIII secolo.
Nel quadro delle celebrazioni per il 90° anniversario di Costruzioni Bellè, questo progetto si inserisce perfettamente come esempio di eccellenza e di attenzione alla storia, all’innovazione tecnica e alla responsabilità verso il patrimonio comune.



